L’industria italiana tra sostenibilità e competitività – presentato il secondo Rapporto di Confindustria sull’economia circolare

Martedì 18 marzo, al Parlamento europeo di Bruxelles si è tenuto l’evento  “Loop Forward. Building a Circular Economy for a Sustainable and Competitive Europe” durante il quale è stato presentato il secondo rapporto sull’economia circolare di Confindustria, con un’analisi che intreccia sostenibilità e politica industriale.

“Siamo leader nell’economia circolare, con risultati importanti nell’uso efficiente di energia e risorse. Eppure, negli ultimi anni, le politiche UE hanno penalizzato la manifattura italiana creando un divario tra sostenibilità e competitività. Le nostre aziende combattono ogni giorno con norme ambientali che ostacolano gli investimenti. Servono regole chiare e stabili, un mercato del credito che sostenga la crescita e un sistema di carbon pricing che non penalizzi le nostre imprese rispetto ai concorrenti extra-UE. È fondamentale creare un contesto normativo che premi chi innova e investe mettendo al centro il principio della neutralità tecnologica, leva per la competitività”, ha dichiarato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.

L’economia circolare è già un motore di crescita per l’industria in Italia e in Europa. Il secondo studio di Confindustria, presentato in occasione da Lara Ponti, Vice Presidente per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG, evidenzia come il suo potenziale sia ancora ampio e in gran parte da sfruttare.

“Negli ultimi dieci anni, l’economia circolare in Italia è cresciuta tre volte più rapidamente del PIL e oggi vale 43 miliardi di euro, pari al 2,7% dell’economia totale, con oltre 613.000 nuovi posti di lavoro. Il nostro Paese è leader nell’efficienza energetica e nell’uso delle risorse, con un tasso di circolarità del 20,8%, il doppio della media UE. Tuttavia, per consolidare e accelerare questa crescita, è fondamentale la creazione di un mercato unico, accompagnato da un quadro normativo chiaro e investimenti mirati all’innovazione.”

Il futuro della competitività europea passa da qui: un’industria più efficiente, meno dipendente dalle risorse esterne e in grado di ridurre drasticamente le emissioni.